Mau incontra Mao

febbraio 8, 2012 at 9:26 PM Lascia un commento


Era chiaro che, partendo con quasi 2 ore di ritardo da London, il ragazzo in cabina ai comandi del 747 non ce l’avrebbe fatta ad atterrare in orario a Beijin e, soprattutto, in tempo per farmi prendere la coincidenza per Ulan Batoor. Quando mi son catapultato fuori dal portellone al piccolo trotto, nel patetico tentativo di cogliere il caso che anche l’altro aereo fosse in ritardo, la ragazzotta addetta all’assistenza di passeggeri grassi, titolari di multi-gold-platinum-diamond-patacca card, mi ha detto “your flight has departed on time” con un delizioso accento cinese e una faccia da schiaffi.

Facciamo di necessità virtù, trasformiamo l’acqua in vino, moltiplichiamo i pani, i pesci e le anatre laccate alla pekinese e mi avvio verso un albergo in centro a Beijin: ovvio che quello che ho perso fosse l’unico volo per la Mongolia e devo aspettare fino all’indomani. Il network mondiale funziona e un’ora dopo sono in una bella suite con infinity pool personale al 43esimo piano di un grattacelo, il tutto con tariffe corporate-compliant (botta di culo, I know).

L’intera agenda di meeting previsti per domani si vaporizza e viene riprogrammata, includendo un piacevole team building in miniera per sabato e domenica, armati di picconi nel mezzo del deserto dei Gobi.

Qui mi corre un inciso: scrivo a Marianna che “andrò in miniera con il piccone (utensile)”. Mi chiede “cosa ci fai con il piccione (volatile)?”. Ovvio che, con la mia usuale discrezione, le abbia subito chiesto “ma non è che sei fissata con i volatili?” (ovvio che la battuta originale e ornitologa sia stata un filino più diretta).

Mi fermo qui (l’avevo detto che è un post provvisorio) e non vi racconto del mio ingresso nella città proibita mentre chiedo “ma è normale che ci siano così tanti turisti chinesi”: ho scoperto che il blog è inaccessibile per ragioni di censura in China e devo pubblicare via e-mail. Il resto quando atterro in Mongolia.

Baci al Presidente Mao!

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